To be, or not to be, JT?

Jordan Theodore non mette piede sul parquet dalla disastrosa sfida contro Cantù valevole per i Quarti di Finale di Coppa Italia. Da quel giorno, l’Olimpia ha raccolto tre vittorie e una sola sconfitta (a Istanbul, contro il Fenerbahce, col finale di 89-70) tra EL e LBA, dimostrando una coralità mai vista prima in stagione e una fase difensiva finalmente pronta a respingere gli assalti di squadre militanti in EuroLeague (64 i punti concessi all’Efes, 77 al Khimki, entrambi ben lontani dalla media di 84,3 con cui i milanesi detengono il poco nobile primato di peggior difesa della competizione).

Alla luce di questi risultati, emergono più dubbi circa l’utilizzo e l’impatto di Jordan Theodore. Premessa necessaria: senza Theodore Milano non avrebbe vinto l’unico trofeo finora conquistato in stagione, poiché negare il dominio del play ex-Banvit nella Supercoppa Italiana sarebbe tanto banale, quanto stupido. Ciò detto, è anche evidente come la squadra di coach Pianigiani, per sopperire all’assenza del proprio playmaker titolare, abbia trovato una quadratura se non perfetta certamente più funzionale al raggiungimento di buoni risultati. Per citare qualche numero (aspetto che amo):

  • +1. Il plus/minus medio di capitan Cinciarini nelle ultime due vittorie in EuroLeague (-4 con l’Efes, +6 col Khimki). Non è quindi veritiera l’affermazione secondo la quale Cinciarini abbia un plus/minus devastante. Il plus/minus, però, è una statistica falsata in molte occasioni, perciò i puristi preferiscono utilizzare Offensive e Defensive Rating. In questo caso, il Cincia ha numeri spaventosi nelle ultime due uscite stagionali:100.0 Off Rtg e 89.3 Def Rtg nella sfida con l’Efes (in 13’54” sul parquet),  140.0 Off Rtg e 94.1 Def Rtg contro il Khimki (in 16’19”). Net Rtg medio [ovvero (Off Rtg – Def Rtg)/2] pari a 28,3. Ciò significa che, in una proiezione su 100 possessi con Cinciarini in campo, il playmaker genererebbe 28,3 punti in più di quanti ne farebbe subire.
  • 1. Il solo quintetto in cui compaiono contemporaneamente Theodore e Goudelock, che realizzi più punti di quanti ne subisca in EuroLeague. Si tratta del quintetto Theodore-Goudelock-Kuzminskas-Micov-Tarczewski, che in 41 minuti complessivi ha segnato 100 punti subendone “solamente” 92 e toccando anche la miglior AS/TO ratio con 3.0 tra tutti i quintetti proposti da coach Pianigiani. In tutti gli altri casi di quintetti con compresenza del duo Theodore-Goudelock, si ha un saldo negativo (con picco di -26) tra punti realizzati e subiti.
  • -2.4. Il Net Rtg di Milano senza Theodore sul parquet, frutto della differenza tra il 99.9 di Off Rtg e il 102.3 di Def Rtg. Con Theodore in campo tale dato sale a -5.4. C’è da considerare però che ciò che gli statistici chiamano DEF (ossia le giocate difensive, somma di stoppate, recuperi, falli in attacco subiti) con Theodore in campo è pari a 129, senza a 108.

Andando a vedere, banalmente, questi numeri non sembrerebbe affatto che Milano, senza JT, giochi e difenda poi così meglio. Mancano, però, le percentuali avversarie:

  1. Con Theodore, gli avversari hanno medie di: 54.6% 2P e 44.1% 3P.
  2. Senza Theodore, gli avversari hanno medie di: 53.9% 2P e 37.7% 3P.

Al netto di percentuali che cambiano moltissimo solamente per ciò che riguarda il tiro da tre punti, bisogna soffermarsi su due considerazioni: la fase difensiva di Theodore e la compresenza del playmaker con Goudelock in uno stesso quintetto.

Quanto al primo punto, non è un mistero che molte squadre in EuroLeague abbiano creato piani partita per sfruttare il vantaggio fisico del proprio playmaker contro Theodore: lo ha fatto il Real con Doncic (e può essere un unicum, direte voi), lo ha fatto il Panathinaikos con Calathes, lo ha fatto il Khimki, nella gara d’andata, con Shved. Chiaramente stiamo parlando di giocatori al top nel ruolo e allora risulta lampante come alle lacune difensive del playmaker milanese si debbano aggiungere anche le qualità degli avversari, poiché altrimenti diventerebbe uno sparare a zero sul singolo. Altrettanto chiaro, però, come gli avversari abbiano spesso cercato di mandare il proprio play in post spalle a canestro per sfruttare un vantaggio fisico a volte imbarazzante. Quanto al secondo punto, invece, si può sostenere che l’errore più grande nella stagione milanese in Europa non sia rappresentato  dalla scelta di affidare a Theodore le chiavi della regia – per quanto anche qui il play qualche lacuna ce l’abbia, leggasi “guardare il lato debole” – bensì da quella di proporre più volte, in uno stesso quintetto, sia Theodore che Goudelock, due tasse difensive troppo pesanti da pagare per un collettivo che già di suo non riusciva a rendere. Non è un caso se Jerrells, quando sano, abbia saputo difendere meglio sul playmaker avversario e anche Goudelock abbia regalato qualche giocata difensiva degna di nota, o che Milano abbia evitato di andare costantemente in ritardo sulle rotazioni difensive dopo un pick&roll (cosa che, con Theodore, si è verificata spesso) e di concedere triple apertissime.

Prossimo al rientro – si spera – JT pone problemi in un sistema che finalmente sembra aver trovato qualche correttivo. Detto che Kalnietis è ormai corpo estraneo a questa squadra, per volontà della guida tecnica o per altri motivi che forse non sapremo mai, il pieno recupero di Theodore è fondamentale per affrontare al meglio l’ultima parte di Stagione Regolare e i Playoffs. L’utilizzo, però, deve cambiare. O meglio, di giocatori che si estraniano dal sistema per mettersi in proprio Milano ne può tollerare solamente uno: Goudelock. Gli altri non possono pretendere di giocare spesso e volentieri in isolamento o di fermare il possesso nelle proprie mani per 10-12 secondi prima di iniziare un accenno di azione con il classico pick&roll (ma troppo, troppo statico) o con un “liberatemi l’area che entro ad ariete”. Theodore in questi due aspetti deve migliorare – al netto dei 4.7 assist di media a partita in EL – e deve razionalizzarsi, perché può essere un giocatore offensivamente devastante anche nel massimo livello europeo. E la stessa Milano in alcune occasioni deve rallentare il ritmo (80.8 possessi giocati di media in EL, 2021 complessivi in 25 gare); in ciò Theodore dovrà essere bravo ad alternare partenze brucianti e giochi a tutta velocità con letture a difesa schierata che impediscano all’avversaria di trasformare il tutto in un contropiede.

Che dire, poi, di un suo potenziale utilizzo in uscita dalla panchina per spaccare le partite con un ritmo difficilmente sostenibile dagli avversari? Avendo poca credibilità al tiro da tre punti (30.3% in EL, 25% in LBA) e trovandosi spesso un diretto avversario cui cede centimetri e talento, il playmaker classe 1989 sarebbe così sgravato di responsabilità – che passerebbero alla coppia Cinciarini-Jerrells – e potrebbe così sfruttare al meglio le sue qualità tecnico-atletiche per trovare punti comodi e veloci con quelle penetrazioni che lo hanno reso, comunque, un signor attaccante al ferro, contro una second unit avversaria che gli concederebbe, inevitabilmente, più possibilità. Certo, lo stipendio non è quello di un giocatore che possa sempre e solo uscire dalla panchina, ma nemmeno quello di Goudelock è tale. E, numeri alla mano, la coesistenza dei due in uno stesso quintetto non solo sembra alquanto difficile, ma toglie ritmo e sostanza anche a tutti gli altri interpreti del “five“.

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. franco ha detto:

    da quando sono state fatte scelte di restringere la rosa mettendo fuori squadra qualcuno e paventato tagli; quando il pubblico ha fatto pesanti contestazioni, sembra che la squadra ha cambiato atteggiamento. per me era una questione di atteggiamento, legge voglia di aiuto reciproco e di “sputare sangue” a partire dalla difesa.

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    1. LaBomba90 ha detto:

      Può essere, però non tutto rientra unicamente nella questione “atteggiamento”. Vi sono anche dettagli tecnici che si spera siano cambiati (complice, forse, anche l’assenza di Theodore)

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  2. Cappe ha detto:

    Analisi che condivido: mi ricordo che, quando Andrew resto fuori per 2/3 partite, in molti dicevano che Milano giocasse meglio. Ora che è fuori Jordan, stesse conclusioni. La verità sta proprio nel mezzo: quando giocano assieme sommano qualità e difetti simili. Il problema che la somma di qualità porta ad avere la palla il più delle volte in mano a loro due, mentre la somma di difetti porta a lacune difensive enormi. Se Overbasket fornisse gli On-Off per le coppie di giocatori e non solo per i singoli, presumo che questo aspetto serebbe ancora più tangibile perché supportato dai numeri.

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    1. LaBomba90 ha detto:

      Sono molto contento che tu la condivida. Esatto, quella sarebbe una statistica molto interessante ma già quella sui quintetti è abbastanza emblematica. Io non credo sia un problema di singoli ma, come giustamente sostieni anche tu, di coesistenza. Due solisti (pessimi difensori) nella pallacanestro di oggi difficilmente coesistono, specie in EuroLeague.

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