Il Kronos contemporaneo e la carica dei 111

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Milano perde, ma in questa EuroLeague non è più una novità. Milano non riesce a dare continuità a due successi consecutivi – e meritatissimi – e si scioglie come neve sotto un sole chiamato Maccabi. Milano concede 111 punti agli israeliani: la quarta miglior prestazione offensiva della squadra di Tel Aviv in una gara di EuroLeague (123 punti il massimo, realizzati contro Pesaro nel novembre 2004). Semplici numeri? No.

Nelle due peggiori sconfitte stagionali, ovverosia quelle casalinghe contro Zalgiris e Maccabi, l’Olimpia ha concesso, rispettivamente, 65.0% e 64.3% da tre punti agli avversari, cifre che indicano seconda e terza miglior prestazione balistica da oltre l’arco in una singola partita, dietro solamente al 66.7% fatto registrare dal CSKA contro l’Efes una decina di giorni fa. Dopo 20 partite nessuno concede una percentuale migliore da oltre l’arco: gli avversari contro i biancorossi tirano mediamente col 42.4% da oltre l’arco. Numero impressionante, nonostante l’Olimpia non sia la squadra che subisce più triple a partita (quella è Malaga, con 10.4) e non sia nemmeno quella che ne concede di più (Maccabi, con 26.2). Il problema è che su 20.3 triple che gli sono concesse di media, gli avversari ne mandano a bersaglio 8.60: difesa del perimetro rivedibile, collassi in area che lasciano tanto spazio ai tiratori da oltre l’arco, passaggi dietro ai blocchi e triple prese così dal palleggio, esterni che non hanno certo nella fase difensiva il loro punto di forza.

Si potrebbe pensare, allora, che la squadra di coach Pianigiani faccia meglio per quanto riguarda il “gioco interno“, con percentuale di realizzazione avversaria più bassa. Anche qui, però, i numeri sconfessano tale pensiero stupendo: Milano è quinta per % media da due punti concessa agli avversari (53.7%) ma seconda per tentativi subiti (40.1, dietro solamente all’Olympiacos) e prima per canestri subiti da 2 punti di media (22.6). Letture del pick&roll avversario, show dei lunghi nella stessa situazione di gioco, aiuti a volte inesistenti, rotazioni difensive non sempre perfette. Si potrebbe stilare un elenco di motivazioni per cui, anche rispetto al tiro da due, sono maturate certe medie numeriche dopo 20 turni. E pensare che, al netto di ciò che dicono esperti, allenatori e giornalisti, i biancorossi possono contare su una delle migliori coppie di lunghi della competizione, salvo poi vedere il solito Tyus fare a fette la difesa milanese. Non che Tyus sia scarso, beninteso: ma sarà solo un caso se nel doppio confronto (andata-ritorno) coi milanesi, l’ex-Cantù ha messo a referto prima e terza performance personale in termini di valutazione (22 e 19)?

L’Olimpia ha il 3° attacco della competizione (81.8) ma la peggior difesa (86.0 punti concessi ad allacciata di scarpe). Mette a segno la sua terza miglior prestazione offensiva nella storia della competizione (102 punti segnati, il record restano i 105 realizzati contro l’Efes nella scorsa stagione) ma al contempo vede violato, ancora una volta, quello che, nell’unica trionfale stagione europea dell’era-Armani, fu un fortino inespugnabile anche per Campioni d’Europa in carica. Il motivo del paragone sta nelle scelte. Milano vuole essere squadra che segna un punto in più degli avversari? Ebbene offensivamente i numeri supportano tale progetto, ma difensivamente l’EuroLeague non è una competizione che ti permette di fare strada se subisci così tanti punti (e percentuali così alte). Si è detto che il progetto è triennale, che i giocatori devono conoscersi reciprocamente, che serve tempo. Tutte affermazioni condivisibili, alle quali dare certamente credito anche perché non è possibile che il vedere nel coach l’inadatto di turno sia la panacea milanese. Non è pensabile che anche Pianigiani – come i vari Scariolo, Banchi, Repesa – sia un coach mediocre, che nulla può ricavare nemmeno da una squadra infarcita di talento individuale e di giocatori che, altrove, qualcosina hanno pure vinto.

Perciò questa breve analisi numerica vuole semplicemente dare la misura della stagione biancorossa, al netto di ottimismi e pessimismi di sorta. L’ottimismo più esasperato, quello che porta a dire che “Milano se la gioca con tutte” è, però, figlio di un’incomprensione di fondo. Se al tifoso basta vedere un tentativo di rimonta, un mini-parziale che riapre le speranze per giudicare positivamente una partita, significa che il livello qualitativo milanese è stato fin lì talmente basso da considerare come eroico un gesto che, nella pallacanestro contemporanea, è normalità. Poi si vanno a rivedere le due triple con cui il Maccabi risponde a tale parziale, ricaccia in gola le urla di incitamento dei tifosi biancorossi, e si scopre che la realtà è ben diversa. Milano, innanzitutto, deve giocarsela con se stessa, ma sono anni che dovrebbe farlo. L’Olimpia è un Kronos contemporaneo, un Titano non-fertile che deve ancora assumere la droga dell’oceanina Metis per vomitare i suoi figli. Ovvero, dovrebbe rimettere noi tifosi nella condizione di tornare a seguire la pallacanestro senza vedere oro dove luccica semplice ottone e senza scorgere merda dove c’è solo fertilizzante.

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