Kuzmic doma una Milano comunque viva

All’andata la sconfitta di Milano fu interpretata come parte di quella debacle biancorossa che, al netto dei risultati, inficiò le speranze di un’EuroLeague con velleità di protagonismo. In questo ritorno Milano sprofonda nella prima frazione, per poi tornare a galla con le giocate offensive di Pascolo e con una coralità difensiva che sale d’intensità. Nell’ultima frazione, però, sale in cattedra Ognjen Kuzmic, centrone serbo che decide di chiudere la contesa con 11 punti (fino a 2′ dalla fine è l’unico tra le file degli ospiti a trovare la via del canestro), dopo che l’Olimpia aveva aperto con un 8-0 di parziale i primi 4 minuti dell’ultimo quarto.

EA7 EMPORIO ARMANI MILANO CRVENA ZVEZDA MTS BELGRADO
71
78

I 5 NUMERI DELLA SFIDA

-1 – La valutazione di squadra di Milano nel primo quarto. L’Olimpia gioca forse uno dei più brutti primi quarti della sua storia, non riuscendo a trovare continuità in attacco, faticando a rimbalzo e sui close-out, commettendo banali errori in fase di costruzione dell’azione. Evento più unico che raro vedere una squadra che chiude una frazione con una valutazione complessiva negativa, ma le statistiche parlano da sole: 3/13 al tiro (0/3 da tre punti), 5 rimbalzi e solo 1 assist a fronte di 5 perse e 7 falli commessi. Nel deserto statistico di Milano, la valutazione di Hickman (-5) e quella di Abass (-3) non trovano contraltari positivi, ma a difettare è proprio tutto il collettivo. Le scusanti – infortuni, zero stimoli per la competizione, pubblico serbo in visibilio già dal pre-partita – vi sono tutte, ma la statistica resterà negli annali.

9 – I punti realizzati da Charles Jenkins nel primo tempo della sfida, praticamente pari alla sua media nella competizione (9.1 ppg prima di questa sfida). L’ex di turno è letale in arresto-e-tiro e si conferma il solito gran difensore sulla palla, nonostante quei due falli nel primo quarto che rischiano di comprometterne l’utilizzo. La difesa biancorossa lo soffre non poco in arresto-e-tiro da appena dentro l’arco dei tre punti, specie quando Jenkins decide di andare a destra per arrestarsi e tirare (peraltro non avendo nemmeno bisogno del blocco di qualche compagno, almeno nel primo quarto). Probabilmente non è nemmeno il quarto violino della Stella Rossa, ma Jenkins si conferma giocatore dall’importanza capitale in ambo le fasi, specie nel momento in cui Simonovic sembrava non essere intenzionato a dominare offensivamente come aveva fatto all’andata (23 punti allora).

10 – Le perse di Milano prima dell’intervallo lungo. I turnover rappresentano la statistica che meglio descrive la debacle biancorossa in questa EuroLeague: se poi il solo Hickman, che dovrebbe essere il playmaker aggiunto di questa rosa – almeno nelle intenzioni di Repesa – ne colleziona 4, allora ogni discorso sul come e sul perché maturino queste infrazioni diventa arduo da fare a 360°. Per fortuna dei padroni di casa queste dieci perse non portano a molti punti dei serbi – solamente 3 quelli in contropiede (contro i 6 dell’Olimpia) e complessivamente 9 quelli derivanti da turnover – ma pesano comunque molto se pensiamo che la squadra di coach Repesa tenta 5 conclusioni in meno rispetto alla Stella Rossa (26 a 31 il computo dei tiri totali nel primo tempo in favore degli ospiti).

4 – Le triple realizzate dagli ospiti nella terza frazione, a fronte di 11 tentativi. Proprio la soluzione dalla distanza è quella con cui i serbi riescono a replicare alle sfuriate di Macvan e compagni, i quali cercano di rientrare in partita con giocate veloci in transizione e gran presenza a rimbalzo (23-17 il computo delle carambole a favore di Milano alla fine del terzo periodo). La Stella Rossa ricorre molto alla soluzione da oltre l’arco e trova in Nate Wolters il braccio che arma i compagni e, al contempo, la principale bocca da fuoco: è proprio il playmaker a realizzare due delle quattro triple – peraltro in momenti chiave della rimonta biancorossa – e ad assistere le altre due, di Guduric e Bjelica. Come nel match d’andata, Wolters sale in cattedra proprio nel momento in cui i serbi hanno bisogno di uno scossone: a Belgrado fu quello dello strappo, in terra meneghina è quello utile ad evitare la completa rimonta dell’Olimpia.

11 – I punti consecutivi realizzati da Kuzmic nel quarto periodo. Il centro classe 1990 è l’unico giocatore della Stella Rossa a trovare la via del canestro nei primi 8 minuti dell’ultima frazione di gioco. Le giocate in post, in viaggi in lunetta conquistati, i rimbalzi offensivi catturati testimoniano l’importanza di avere un centro di ruolo in EuroLeague. Peccato capitale, per i padroni di casa? Il fatto che il centro serbo domini per mancanza di avversari, quanto meno per taglia fisica e stazza: spesso accoppiato difensivamente a Pascolo, Kuzmic ha vita facile nel trovare posizione in post e nell’andare a rimbalzo offensivo con facilità. In questo, forse Raduljica in campo non avrebbe fatto comodo?

Nota al lettore. Metto volutamente come immagine di questo pezzo una foto che ritrae Jamel McLean. Non tanto per la prestazione del big-man statunitense, quanto per la sua costante presenza e il suo sovra-utilizzo. In questo, noto una perseveranza quasi diabolica di Repesa nel non voler schierare Raduljica nemmeno in una partita in cui il centro serbo sembrava aver cominciato col piglio giusto. Perseveranza che oggi si materializza nel primo tempo e nella frazione finale.

@ Mediolanum Forum – Assago (MI)
TABELLINO COMPLETO

MILANO NUMERI DELLA PARTITA BELGRADO
14 – Hickman  PUNTI Kuzmic – 15
 7 – Pascolo  RIMBALZI Kuzmic – 7
 4 – Cinciarini ASSIST Guduric – 5
 3 – Pascolo  STOPPATE Kuzmic – 3
 13 – McLean  VALUTAZIONE Kuzmic – 24
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