Rivoluzione e Restaurazione

La pallacanestro sta vivendo una nuova rivoluzione. O forse la fase rivoluzionaria è già finita e le maestà d’Europa stanno già pianificando una restaurazione delle proprie persone sui troni cestistici. Perché se nella stagione sportiva corrente, un ragazzino – che deve ancora compiere 18 anni – inizia ad oscurare mostri sacri quali Llull, Fernandez, Reyes, Ayon, qualcosa di spettacolare sta avvenendo. E molti sembrano non accorgersene.

Born ready. Nato pronto. Con buona pace del Lance Stephenson di New York. Doncic a 17 anni è un giocatore già pronto, il che non significa che sia un talento già espressosi al cento percento. Anzi, probabilmente noi stiamo assistendo a una rivoluzione cestistica che si è esplicata solamente per un 10, forse 15, percento. La cosa che più stupisce, però, è la capacità di adattamento del talento sloveno al contesto particolare.

Prendiamo la partita di ieri sera, contro l’Olimpia Milano, come metro di giudizio. I Blancos trovano in Llull il faro offensivo a 360° – 20 punti e 9 assist, 6/17 al tiro – e con l’assenza di Rudy e le difficoltà degli esterni a martellare da tre punti (fatta eccezione per quel fenomeno di Jaycee Carroll) hanno bisogno di un giocatore che produca, anche dall’arco. Risultato? Doncic si cala nella parte, in qualità di spot-up shooter, e trasforma in oro tutto ciò che tocca. 17 punti, 5/6 al tiro, inchiodata della vittoria con esultanza sanguigna annessa.

Ciò che mi stupisce però non sono assolutamente i numeri. Quelli li ha sempre avuti, da quando il Real ha messo gli occhi su di lui e non se l’è lasciato scappare, facendogli firmare un quinquennale nel lontano 2012. I numeri non sono mancati nella scorsa stagione, quella dell’esordio in pianta stabile tra i pro: 60% da due, 43% da tre, 4.9 punti, 2.8 rimbalzi, 2.0 assist di media in 31 partite di Liga (Stagione Regolare). I numeri non stanno mancando nemmeno in questa EuroLeague, laddove Doncic ha praticamente sbaragliato la concorrenza per il Rising-Star e si attesta su medie impressionanti: 8.5 punti, 3.8 rimbalzi, 3.6 assist di media, con il 54.8% da due e il 42.6% da tre.

Ciò che mi stupisce è la mentalità, già da primo della classe. In un mondo di talenti che si bruciano più per incapacità di gestirsi che non per potenzialità fisico-tecniche, Luka Doncic è l’eccezione. Lo si capisce dai gesti, dagli sguardi, dal linguaggio del corpo che ci fa ammirare in ogni singola partita. Sicuro dei propri mezzi ma mai sfrontato o sfacciato. Attento al bene della squadra prima che alle sue statistiche, ma non per questo timido o rinunciatario. Potenzialmente devastante ma sempre in controllo, senza quasi mai esagerare o forzare. E tutto questo lo si vede bene da una scena del match di ieri sera: coach Laso lo rimprovera per una difesa non certo positiva, lui gli risponde con una tripla e uno sguardo glaciale. Uno sguardo che non voleva significare mancanza di rispetto, ma certezza di aver compreso e di essere un giocatore che due volte di fila non sbaglia mai.

Durezza mentale, accompagnata da uno strapotere tecnico e fisico che lo renderanno il playmaker modello del XXI secolo. Un giocatore sicuramente più vicino a Toni Kukoc che non a un Milos Teodosic, per collocarlo tra due deliziosi estremi. Un qualcosa di mai visto, come già scrissi su MY-Basket. Che la rivoluzione sia ormai compiuta, essendosi instaurato un nuovo regime della pallacanestro, non è però ancora chiaro a tutti. Non è ancora universalmente chiaro come questo giovanissimo sloveno stia riscrivendo le regole e i limiti di un gioco che non aveva mai visto un’evoluzione simile. Un playmaker nato ala, che difende così e spadroneggia a rimbalzo non l’avevamo mai visto, prima d’ora. Per lo meno non l’avevamo mai visto noi giovani, perché i mostri sacri del passato sono tali e tali rimangono. Ho letto di paragoni con Magic Johnson e la cosa mi ha fatto tremendamente sorridere. Ma il mondo del ballo sensazionalistico è anche questo, quindi balliamo.

Non vi dirò che sarà il più grande di sempre, perché la storia non me lo permetterebbe. Non vi dirò nemmeno che andrà in NBA già nel 2018, perché ha un qualcosa di diverso. Seguito, coccolato e curato, Doncic ha in mente una sola cosa: impedire la restaurazione. Doncic non farà la fine della meteora; non si incendierà a causa di un attrito chiamato “pressione”; avrà sempre, costantemente, la mentalità del giocatore vincente. Doncic è e sarà il cavallo di razza sul quale puntare tutto. Perché un fallimento, in uno sguardo del genere, non è contemplato.

El doncicismo no es una realidad, sino una sensación.

 

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