Siamo fuori dal tunnel, del divertimento

Quarta sconfitta consecutiva in EuroLeague. A Kazan 79 punti li avevamo realizzati. Contro Mosca li subiamo, peccato solo che ne mettiamo a referto 64, tirando con il 19% da tre. Qualcosa deve essersi rotto nei meccanismi di questa Olimpia, altrimenti non si potrebbero spiegare le ultime uscite europee.

In Italia, però, siamo imbattibili. Meglio cominciare a fare incetta di Scudetti e Coppe Italia, per poi pensare all’Europa. Sono questi i pensieri che vanno per la maggiore, anche e soprattutto dopo la pessima prestazione offerta contro un CSKA che si presentava al Forum senza Teodosic e De Colo. Nessuno pensava di poter vincere – o meglio, io sì, ma vedo una pallacanestro tutta mia e la cosa non fa testo – ma almeno pensava di potersi divertire.

Ebbene, io ieri non mi sono divertito affatto, anzi. Tranne nell’azione che ha portato all’unica tripla di Hickman (su 5 tentativi da oltre l’arco per l’ex-Fenerbahce). Un po’ poco, su 40 minuti complessivi. E dire che a veder giocare la squadra di Itoudis qualche emoziono l’ho provata. Pallacanestro essenziale, spaziature, tagli, pick&roll, ribaltamenti di lato, aiuti difensivi, closeout e quant’altro. Essenzialità del basket. Nulla più, nulla meno.

Noi, invece, ci siamo spenti al rientro dalla pausa lunga, dopo un primo tempo non eccellente, ma sicuramente decente. Il parziale di 16-30 della terza frazione, però, ci ha condannati a un finale accademico da parte dei moscoviti e ai primi, lunghi, mugugni stagionali da parte di un pubblico che, come me, sembra non essersi affatto divertito. Certo, le due medie scolate aiutano a far sentire meno la nostalgia per tempi passati – qualcuno ha per caso detto “primo anno di Banchi”? – ma non possono cancellare lo sconforto per prestazioni simili. Performance che proprio non riesco a comprendere, specie per come questa Milano aveva cominciato la stagione europea.

Perdere contro il CSKA ci sta, anche in una partita in cui loro si presentano senza i due giocatori chiave. E ci sta per vari motivi: budget, mentalità, continuità di progetto, ambizioni. Ci sta anche prendere quella che, al bar dello sport, chiamerebbero “scoppola”. Quello che stupisce negativamente, però, è l’approccio. Non tanto la mentalità, perché quella non si esplica in un singolo match. Quanto proprio l’approccio alla gara o, meglio, al secondo tempo. Spegnere l’interruttore e vanificare tutto quanto fatto di buono nella prima metà di partita è un peccato capitale. Non solo perché la storia ci diceva che il CSKA a Milano aveva vinto solo una volta, prima di ieri, ma anche perché così Milano ha espresso un altro downgrade – un passo indietro, se odiate gli anglicismi – in questo cammino continentale.

Quando una squadra è in difficoltà, ci vuole solo una cosa: gioco di squadra. Queste sono alcune delle parole pronunciate da Repesa nella conferenza stampa post-partita. Il problema è che Milano non gioca di squadra in Europa, anzi. Le scelte del coach, nel proporre quintetti, poi, non sembrano voler puntare nella direzione di un gioco di squadra. Qualcuno azzarda che si potrebbe servire di più Raduljica sotto canestro, per sfruttarlo un po’ come il Barcelona sfrutta Tomic. Il problema è che, difensivamente, a Tomic non è richiesto di fare show prolungati e di cambiare su tutti i blocchi. E questo aspetto difensivo, a mio modo di vedere, limita anche il rendimento del serbo in fase offensiva, per quanto Milano non abbia un gioco per il proprio centro.

La fase difensiva è il vero tallone d’Achille di questo periodo, o forse di tutta questa annata. Attuare continui cambi sistematici su ogni blocco presuppone l’avere giocatori che siano in grado di farlo atleticamente e tecnicamente. L’Olimpia ha la peggior difesa in EuroLeague (969 punti subiti in 11 match, per una media di 88.1 punti concessi a gara). Se poi, l’unica zona approntata è una sorta di 1-3-1 con McLean al centro della seconda linea e Cerella dietro, allora i problemi sono grandi. Milano ha eseguito una 1-3-1 (o presunta tale) statica, senza raddoppi negli angoli bassi e il CSKA puntualmente ha punito con triple negli angoli. Per proporre una 1-3-1, un grande coach, quale Aldo Corno, parlava di necessità di avere giocatori con particolari caratteristiche, sia fisiche sia intellettive.

Milano questi giocatori non li ha, o per lo meno non ora. E allora, provare una sorta di 1-3-1 è qualcosa che non riesco a spiegarmi. Così come non riesco più a divertirmi. E questo, da tifoso prima che da aspirante conoscitore del gioco, mi frustra molto. Davvero molto.

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