E venne il momento di tacere (e di stare uniti)

Non ne posso più di queste dietrologie, di queste congetture. Di questo modo di fare informazione, particolarmente su Milano. Per trovare parole sensate devo ricorrere all’esperienza e alla saggezza di maestri: penso all’opinione di Pedrazzi sul tam-tam scatenatosi dopo un’intervista rilasciata da Cappellari in merito all’addio di Melli da Milano.

Forzature, visioni distorte di una realtà che in molti faticano a comprendere, sentendosi però in dover di far sapere al mondo che il clickbaiting è un’arte. Un’arte strana, perché accaparrarsi visite e soldi in una società come quella attuale è fin troppo facile. Tu dici una cosa, io la reinterpreto copiandone gran parte e mi becco pure duemila visite. Il pubblico ha voglia di sapere, di conoscere ogni più sbiadita sfumatura, quasi di cercare un cavillo che giuridico non è.

Ma cosa vuole sapere, di preciso? La verità su Gentile? E chi può saperla? Probabilmente nessuno, se un coach quale Michelini si trova a scrivermi per messaggio su Facebook “Ne leggo di tutte… mi diverto ma anche no, la verità su Gentile non la dirà mai nessuno“. Allora forse si vuole sapere la verità sull’addio di Melli? Ma come, non è abbastanza chiaro per quali motivi se ne sia andato? A quanto pare no.

Il pubblico milanese non vuole capire. Vuole semplicemente che qualcuno gli rinfreschi la memoria e gli fornisca visioni diverse da quelle che si ricorda, o che almeno pensa di ricordare. E, in quest’ottica, il clickbaiting ci va a nozze. Forse, nell’esaminare certe situazioni, sarebbe meglio prendere in considerazione uno spettro di comportamenti e dichiarazioni che renderebbe per lo meno coerente l’opinione che si ha, di quelle certe situazioni. Forse sarebbe meglio analizzare attentamente che a Milano manca sì un centro, ma che Repesa non vuole il centro che vorremmo noi: quel giocatore undersize, veloce di piedi, atleticamente esplosivo e capace di dominare a rimbalzo. Altrimenti, sempre ipoteticamente parlando, l’avremmo firmato, un giocatore simile.

Più di tutto, però, credo sia giunto il momento di tornare a parlare di pallacanestro giocata, prima ancora che dell’addio di Melli, di quello di Gentile, delle scelte societarie – anche in termini di dichiarazioni – e di tanti altri aspetti che, per chi non li vive, impossibili da conoscere a fondo. Certo, il diritto – e, perché no, il dovere – di informazione è un caposaldo dei nostri valori costituzionali, ma non è un obbligo. Non è un obbligo fomentare dualismi. Non è un obbligo rivangare un terreno arido da anni, sperando di piantarvi qualche seme della discordia.

Probabilmente sarò l’unico a vederla così. Ma ritengo che su Milano si stia scrivendo troppo e male. E mi auto-colloco alla testa di questa negativa schiera di parole, perché anche io contribuisco a un circolo vizioso di idee/contenuti che, spesso, non fanno altro che ingarbugliare una realtà già difficile di per sé. Milano è un mondo a parte, dove la critica è merce facilmente reperibile, quasi quanto le coccole in via Murat alle 23:00 di un venerdì sera. Milano è una realtà che logora. Logora tutti quelli che provano a parlarne, a ragionarne. Milano è una realtà onnivora, non fa distinzioni di sorta.

Ma in questa realtà, stiamo semplicemente alimentando una cultura dell’informazione che fa solo aumentare questo logoramento. Non siamo in grado di aspettare, prima di valutare; non siamo capaci di attendere, prima di criticare. Siamo pronti a sparare a zero, come un plotone d’esecuzione. Quando invece dovremmo semplicemente valutare più razionalmente ogni particolarismo, con lucidità e meno sensazionalismo. Certo, a dirlo è uno che disse “prenotate i voli” dopo due partite di EuroLeague, perciò sembra impossibile dar credito, ora, a queste parole.

Eppure, se non vogliamo essere logori già a metà stagione, prendiamoci il tempo che ci serve per riflettere su un mondo che, manco a dirlo, è tremendamente bello. Ma tremendamente complicato. Se non vogliamo arrivare già stanchi, stressati, rovinati, prendiamoci una pausa e stiamo uniti, perché il momento non sarà dei più semplici e questa Olimpia sarà chiamata a miglioramenti importanti, specie in Europa. Allora non è necessario voler spiegare anche ogni minimo dettaglio. Per quanto il clickbaiting sia ormai un mantra del mondo online. Di necessaria, vi è solamente la pazienza.

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Marco ha detto:

    D’accordo su tutto quanto scritto nell’articolo, proviamo a piantarla con il cercare interpretazioni e retroscena su tutto quello che succede in casa Olimpia senza avere conoscenza di quanto accade all’interno della società.
    Però da semplice tifoso provo a fare un analisi un po’ più “panoramica” di quanto accaduto negli ultimi anni e non posso non constatare che ci siamo persi tre dei più forti giocatori italiani degli ultimi anni: Melli, Hackett e ora Gentile. E soprattutto per il primo ancora mi piange il cuore.
    Al netto di simpatie e antipatie, dal punto di vista puramente tecnico mi sembrano tutti e tre giocatori di alto livello e che, via da Milano, stanno dimostrando (per Gentile vedremo) tutto il loro valore o il loro potenziale, vedi il caso di Melli.
    Ricordo ancora il progetto di farne il nucleo italiano della squadra per il futuro è constato che di quel progetto, almeno con quegli uomini, non è rimasto nulla.
    Ogni caso farà storia a se, però forse qualche dubbio sulla gestione dei giocatori (o degli uomini?) da parte della società non riesco a non farmelo venire.
    Un saluto.

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    1. LaBomba90 ha detto:

      Inevitabile affrontare la tematica che esponi. Milano ha salutato 3 giocatori – italiani, e sappiamo quanto questo conti, considerando le logiche di “quote” – sicuramente forti, ancora futuribili. Dovremmo però interrogarci sul “come” li abbia trattati. Se per Gentile il caso è a sé, per Melli e Hackett si può dire che i due non abbiano mai avuto le possibilità di esprimersi al massimo delle loro potenzialità. Questo dovrebbe rammaricare non solo i tifosi – come noi – ma anche la società. Sarà pur vero che i giocatori passano e la maglia resta, ma è altrettanto vero che un Melli come quello di Bamberg fa la differenza. E allora…

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      1. Marco ha detto:

        Proprio quello che intendevo.
        Melli da noi faceva fatica ad avere la fiducia del coach ed ormai famosa (direi famigerata) è stata la sua “ingenuità”. Poi va a Bamberg e praticamente diventa il leader della squadra e sposta letteralmente i risultati della squadra anche in Eurolega anche contro ben più blasonate avversarie.
        Hackett gioca minuti importanti in una squadra come l’Olympiacos, mica la terza divisione.
        Da una società come l’Olimpia mi aspetterei che giocatori come questi, proprio per il valore che la società stessa riconosce loro, vengano messi nelle condizioni per rendere al meglio e proseguire il loro percorso di maturazione, non che vengano persi per strada per presunta immaturità o difficile gestione. Con qualcuno si useranno le buone, con altri servono le “cattive”, secondo i casi, ma una società seria si vede anche da questo, almeno credo.
        Hai ragione da vendere riguardo al tuo post del 3/12: l’unico vero rimpianto dell’Olimpia sarà Melli e credo che ce ne accorgeremo ancora di più fra qualche anno.
        Approfitto per farti i complimenti per il tuo lavoro.

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        1. LaBomba90 ha detto:

          Innanzitutto ti ringrazio per i complimenti. Parlando di rimpianti, ritengo davvero che Melli sia l’unico vero rimpianto che si possa avere, ma perché so quello che faceva in allenamento e so bene com’era disponibile a parlare dopo ogni partita e a confrontarsi. Già un anno fa scrissi qualcosa in merito (non su questo blog) e i numeri sembravano darmi ragione. Ora, statistiche e risultati personali confermano che Melli è un grande rimpianto.
          Quanto alla società, spero si possa fare un lavoro migliore anche a livello di giovanili, senza dover andare a prendere i giovani forti da altre realtà ma coltivandoli in casa già da età inferiori rispetto ai 20/22 anni di età di approdo.

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